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	<title>Lista Aperta Firenze &#187; clds</title>
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	<description>News dai rappresentanti universitari di Lista Aperta</description>
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		<title>Università: un problema o una risorsa? Una voce fuori dal coro</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 23:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>senato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Universitario]]></category>
		<category><![CDATA[clds]]></category>
		<category><![CDATA[ddl]]></category>
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		<description><![CDATA[Essi cercano sempre d&#8217;evadere dal buio esterno e interiore sognando sistemi talmente perfetti che piú nessuno avrebbe bisogno d&#8217;essere buono (T. S. Eliot)
Dopo mesi di annunci il Consiglio dei ministri ha licenziato la settimana scorsa un ambizioso disegno di legge di riforma dell´universitá. Il ddl, che sará presto presentato in Parlamento, detta misure in materia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Essi cercano sempre d&#8217;evadere dal buio esterno e interiore sognando sistemi talmente perfetti che piú nessuno avrebbe bisogno d&#8217;essere buono (T. S. Eliot)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo mesi di annunci il Consiglio dei ministri ha licenziato la settimana scorsa un ambizioso disegno di legge di riforma dell´universitá. Il ddl, che sará presto presentato in Parlamento, detta misure in materia di governance, reclutamento e stato giuridico dei docenti e dei ricercatori, contabilitá, qualitá ed efficienza delle universitá, diritto allo studio. Un disegno di legge giustamente di ampio respiro, anche se, in molte parti, eccessivamente minuzioso. Dal momento che l´universitá italiana versa da anni in una situazione di stallo la proposta governativa, lungamente attesa dal mondo accademico, é stata salutata, di per sé, positivamente da gran parte dei protagonisti e dei commentatori, ad eccezione di quelli che sono contro per partito preso e di poche altre autorevoli voci. Da parte nostra, giá in tempi non sospetti, avevamo manifestato apprezzamento per le intenzioni espresse dal ministro Gelmini, segnalando tuttavia contestualmente l´esistenza di alcuni nodi da sciogliere. Da qui occorre ora riprendere la riflessione, perché, quei nodi sono ancora ben lontani dall´essere sciolti. Non si tratta innanzitutto di discutere i dettagli della riforma, ma la filosofia di fondo che ha ispirato il Governo (e lo ha condizionato fin nei dettagli). Il limite di questo disegno di legge é presto detto: dal momento che esso si fonda su una lettura parziale della realtá dei fatti le ricette che vi si propongono non sono una risposta adeguata ai problemi che si afferma di voler risolvere. Il punto di partenza di tutto l´impianto é noto (perché libercoli, giornali e televisioni ci hanno bombardato –fin quasi a convincercene– per piú di un anno): l´universitá italiana é un mondo di sprechi e privilegi, di baronie e di corruzione. Ovvio che, se questa é la premessa, lo svolgimento della riforma sará tutto nel senso di eliminare, o almeno limitare, sprechi, privilegi, baronie e corruzione per evitare – questo é l´unico punto veramente qualificante l´impianto della riforma –inefficienze nell´uso del denaro pubblico, soprattutto in tempo di crisi economica. Non é che si tratti di un obiettivo sbagliato (é anzi un obiettivo sacrosanto), solo che rappresenta appena una parte del problema. Se l´ansia di contenimento di spesa pubblica diventa invece l´unica lente con cui interpretare tutto si finisce per ridurre l´Universitá a una questione da ragionieri, si enfatizzano esclusivamente gli aspetti di malcostume, si costrui- sce un sistema talmente perfetto (sulla carta) da non avere bisogno della libertá degli uomini. Col rischio di concepire un disegno contraddittorio e soffocante.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosí per esempio, la valutazione (a tutti i livelli: degli atenei, dei docenti, degli studenti, ecc.) piuttosto che assumere una funzione premiante, diventa uno strumento punitivo; il finanziamento, invece di considerare l´adeguatezza o meno della contribuzione studentesca, il come attrarre maggiori capitali privati, come ripensare le modalitá di distribuzione delle risorse pubbliche in funzione di specifici obiettivi, diventa solo un problema di risparmio; il tema della governance diventa un rimescolamento di carte che non si sa bene che effetti produrrá e anche il reclutamento –che, almeno in taluni aspetti, é forse la parte migliore del ddl –finisce per essere un meccanismo magari meno imperfetto di altri, ma pur sempre aggirabile. Forse la situazione dell´universitá italiana é un po´ diversa e piú articolata di come la descrivono certi giornalisti d´assalto e taluni opinionisti á la carte ed in questa complessitá, tra l´altro, rientra anche il ruolo giocato dal &#8220;regolatore&#8221; di sistema, cioé il Ministero (cui va addebitata, sia detto tra parentesi, una buona fetta di (ir)responsabilitá: solo a titolo esemplificativo, si pensi all´istituzione di ben 11 universitá telematiche tra il 2004 e il 2006). In questi mesi alcuni studiosi hanno provato a fornire un quadro maggiormente obiettivo della situazione, senza nascondere i limiti, ma anche evidenziando i pregi della nostra accademia in paragone con le altre universitá europee. Tutti hanno richiamato la differenziazione come parola chiave per un vero cambiamento, ma la loro voce é rimasta inascoltata. Ora tocca al Parlamento e puó essere un´occasione preziosa, se non prevarranno logiche lobbistiche, per rimettere positivamente l´universitá al centro del dibattito. In questo senso ha ragione il Prof. Decleva, presidente della CRUI, quando dice che si tratta di un´occasione piú unica che rara &#8220;per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell´universitá italiana&#8221;. Ma la virtú non si impone per legge e il coraggio di cambiare porta con sé la necessitá di investire in tutti i sensi e di fornire incentivi veri affinché ciascuno –docenti, studenti, comunitá accademiche, ministero –sia spinto a fare del proprio meglio. Un vero cambiamento é possibile solo riscoprendo un criterio ideale che si declina operativamente nelle parole differenziazione, incentivi, investimenti. Il resto é pura propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CLDS – Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://firenze.listaperta.it/wp-content/uploads/2009/11/clds.pdf">Volantino in pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="sussidiario" href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=47377" target="_blank">Articolo pubblicato su ilsussidiario.net</a></p>
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		<title>Volantino del CLDS sulla legge 133</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 21:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>senato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Universitario]]></category>
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		<category><![CDATA[legge 133]]></category>

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		<description><![CDATA[È indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione,
ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni”
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica &#8211; 22 ottobre 2008
Dopo i pesanti tagli imposti dal Ministero dell’economia con il decreto 112 da più parti si sostiene che il sistema universitario sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione,<br />
ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni”</strong><br />
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica &#8211; 22 ottobre 2008</p>
<p style="justify;">Dopo i pesanti tagli imposti dal Ministero dell’economia con il decreto 112 da più parti si sostiene che il sistema universitario sia prossimo a dichiarare bancarotta. Dopo Alitalia, l’Università.</p>
<p style="justify;">In verità, la situazione per il prossimo anno accademico non è drammatica. Il fondo di finanziamento ordinario (FFO), infatti, viene tagliato di 63,5 Milioni a fronte di risparmi per i bilanci universitari di 218 Milioni (fonte Sole24ore del 12/9). Ma lo scenario cambia drasticamente a partire dal 2010. C’è dunque un anno di tempo per evitare il tracollo.</p>
<p style="justify;">Che l’Università abbia bisogno di essere rinnovata è sotto gli occhi di tutti e non da oggi. Sebbene sia lecito dubitare che il primo passo di questo rinnovamento dovesse essere una “dieta” forzata per tutti gli atenei indistintamente, occorre prendere atto della necessità di avviare al più presto un processo di risanamento del sistema che ponga un freno ad un uso sconsiderato dell’autonomia da parte di molti atenei, ormai ad un passo dal fallimento.</p>
<p style="justify;">In particolare il destino dell’Università si gioca lungo un doppio binario che chiama in causa rispettivamente la responsabilità del Ministero e del Governo da una parte e quella delle università dall’altra.</p>
<p style="justify;">Il Ministro Gelmini dovrebbe rompere il silenzio e dichiarare apertamente quali sono le linee guida secondo le quali intende muovere i primi passi per ridisegnare complessivamente il sistema. Tra i numerosi problemi sul tappeto devono essere affrontati con urgenza: la riforma dello stato giuridico dei docenti e dei meccanismi di reclutamento, il sistema di valutazione degli atenei e della ricerca (con conseguenti benefici economici che premino il merito), il diritto allo studio.</p>
<p style="justify;">Il Governo dovrebbe inoltre lasciare libertà nella gestione del turn-over a quegli atenei che hanno spese di personale inferiori al 90% del FFO, concordando invece specifici piani di rientro con gli atenei con spese di personale superiori. Si tratta in sostanza di riformulare le regole del gioco, lasciando alle università il tempo e la possibilità concreta di partecipare alla competizione.</p>
<p style="justify;">Da parte loro le università non possono arroccarsi su posizioni di pura conservazione dello status quo e dovrebbero decisamente proporre misure di rinnovamento e di riforma. In particolare occorre accettare l’idea di una differenziazione tra atenei per procedere positivamente a una selezione delle eccellenze.</p>
<p style="justify;">Inaccettabili, perché lesivi della libertà di tutti, oltre che inutili, sono i tentativi in atto in alcuni atenei di occupare le facoltà e di bloccare il regolare svolgimento delle attività didattiche.</p>
<p style="justify;">Come ha recentemente affermato il Prof. Decleva, Presidente della CRUI, «la preoccupazione numero uno è che chi vuole le riforme veramente si trovi schiacciato da un lato dai tagli previsti dal Governo e dall’altro da forme di protesta che hanno altre motivazioni di fondo». «È l’ora di mettersi attorno a un tavolo e discutere nel merito – sottolineo: nel merito – del problema, lasciando alle spalle fatue contrapposizioni ideologiche. Sono convinto che esistano margini per interventi riformatori» (Il Giornale, 21.10.08).</p>
<p>In questo momento di difficoltà e di caos è più che mai necessario che ciascuno faccia la sua parte e si assuma le sue responsabilità: Governo, Ministro, Rettori e comunità accademiche.</p>
<p style="justify;"><strong>CLDS &#8211; Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio</strong></p>
<p style="justify;">Scarica questo volantino in PDF: <a href="http://firenze.listaperta.it/wp-content/uploads/2008/11/volantino-clds-ottobre-2008.pdf"><strong>Volantino del CLDS sulla legge 133</strong></a></p>
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		<title>Tremonti e l’Università: Prove Tecniche di Eutanasia</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 21:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>senato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Universitario]]></category>
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		<category><![CDATA[legge 133]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, 17 luglio 2008
Negli ultimi giorni nelle università italiane si registra un clima di profondo malcontento, quando non addirittura di aperta avversione nei confronti dei recenti provvedimenti legislativi che riguardano il mondo accademico. Già nella scorsa legislatura, con il Ministro Mussi, il sistema universitario aveva rasentato la bancarotta (ricordiamo i pesanti tagli imposti dal decreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano, 17 luglio 2008</p>
<p>Negli ultimi giorni nelle università italiane si registra un clima di profondo malcontento, quando non addirittura di aperta avversione nei confronti dei recenti provvedimenti legislativi che riguardano il mondo accademico. Già nella scorsa legislatura, con il Ministro Mussi, il sistema universitario aveva rasentato la bancarotta (ricordiamo i pesanti tagli imposti dal decreto Bersani prima e dalla Finanziaria poi). Anche per queste ragioni da parte del mondo universitario c’era grande attesa nei confronti del nuovo Governo, affinché finalmente l’università tornasse ad avere l’attenzione che merita nell’agenda politica. I problemi sul tavolo, com’è noto, sono molti: dall’autonomia universitaria al reclutamento dei docenti, dall’abolizione del valore legale del titolo di studio al sistema di finanziamento e di valutazione.</p>
<p>Dopo i primi segnali positivi (lo sblocco dei concorsi e l’aumento dell’importo delle borse di dottorato) il recente Decreto Legge n. 112/2008 desta, invece, più d’una preoccupazione riguardo all’atteggiamento dell’attuale Governo (ed in particolare del Ministro dell’economia) nei confronti dell’Università italiana. Accanto a misure che vanno nella direzione di una presunta liberalizzazione del sistema universitario (così la possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni) ve ne sono altre che, ancora una volta senza distinzione tra atenei virtuosi e atenei spreconi, rischiano di mettere definitivamente in ginocchio il mondo accademico.</p>
<p>Il fondo di finanziamento ordinario delle università, è ridotto infatti di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013. Direttamente collegata a tale riduzione la limitazione dell’assunzione di personale a tempo indeterminato da parte delle Università (ancora una volta non fa differenza se si tratti di un ricercatore o di un fattorino, il turn over colpisce indistintamente tutti): fino al 2012 nuove assunzioni saranno possibili solo entro il limite del 20% delle cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nell’anno precedente. Come dire (un po’ sbrigativamente) un nuovo assunto ogni 5 pensionati. Infine, a decorrere dal 1° gennaio 2009, la progressione economica degli stipendi di professori e ricercatori (che non sono aggiornati da anni e sono decisamente più bassi di quelli dei colleghi degli altri Paesi occidentali con i quali siamo soliti confrontarci) subisce, sostanzialmente, una decurtazione del 33%.</p>
<p>Ora, di principio, si può anche condividere la direzione intrapresa dal Governo nel senso di responsabilizzare maggiormente le università nella gestione delle risorse (in questo senso potrebbe intendersi la possibilità di trasformarsi in fondazioni). È noto, infatti, che molti Atenei vivono, per così dire, al di sopra delle loro possibilità, con grave spreco di denaro pubblico.</p>
<p>Ma perché intervenire indistintamente nei confronti di tutti gli atenei, con un taglio delle risorse a pioggia? In fin dei conti, così facendo, si commette lo stesso errore che (almeno secondo il programma di governo) si vorrebbe correggere, cioè l’assenza nell’attuale sistema, di meccanismi di differenziazione che premino la qualità e il merito. Nel decreto 112, invece, tutti gli atenei vengono trattati allo stesso modo con una misura genericamente punitiva.</p>
<p>Allo stesso modo perché si colpisce indistintamente la classe docente decurtando in sostanza stipendi già nient’affatto gratificanti? Non era questo il Governo che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani? Una misura del genere avrebbe potuto essere accettabile solo in un sistema di reale autonomia contrattuale in cui sia data agli atenei la possibilità di selezionare i docenti migliori e di stipulare contratti individuali o altre forme di incentivo o di premio per chi più si impegna in didattica e ricerca.</p>
<p>Se davvero si vuol mettere mano ai problemi dell’Università occorre rinunciare a porre misure estemporanee e occorre invece affrontare complessivamente i problemi in un quadro di riforma strategica dell’intero sistema. Se si vuole andare nella direzione della liberalizzazione del sistema universitario, ad esempio, accanto alla possibilità della trasformazione delle università in fondazioni occorre provvedere all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Se si chiede ai docenti un sacrificio economico attraverso la decurtazione degli aumenti stipendiali occorre stabilire un meccanismo di contrattazione individuale che premi i più meritevoli.</p>
<p>Se si vuole diminuire il finanziamento statale alle università (con conseguente inevitabile aumento delle tasse universitarie a carico degli studenti e delle loro famiglie) occorre predisporre un serio sistema di diritto allo studio che garantisca ai capaci e meritevoli, ma privi di mezzi di accedere ai gradi più alti degli studi (il DPCM sul diritto allo studio è scaduto nel 2004 e risulta ormai obsoleto) ed occorre altresì predisporre un valido sistema di valutazione degli atenei.<br />
In mancanza di un disegno complessivo di riforma, invece, è inevitabile considerare i provvedimenti del Ministero dell’economia come una tra le tante misure di taglio della spesa pubblica e, pertanto, come l’ennesima dimostrazione dell’ignoranza della classe politica circa il ruolo e il valore dell’Università nel nostro Paese.</p>
<p>Chi si assumerà la responsabilità politica di questo “gioco al massacro” e di tutto ciò che fatalmente seguirà in autunno?</p>
<p>P.S. … … Chi è più statalista tra l’ex ministro Padoa Schioppa e l’attuale ministro Tremonti?</p>
<p><strong>Obiettivo Studenti</strong><br />
aderente al Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio (CLDS)<br />
email <a href="mailto:listaperta.obiettivostudenti@gmail.com">listaperta.obiettivostudenti@gmail.com</a></p>
<p>Scarica questo volantino in formato PDF: <a href="http://firenze.listaperta.it/wp-content/uploads/2008/11/volantino-clds-luglio-2008.pdf">Tremonti e l’Università: Prove Tecniche di Eutanasia</a></p>
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