Ateneo Mondo Universitario

Non più soldi, ma più prospettive

Intervento all’ Assemblea delle Università toscane in merito al d.l. 112 (8 settembre 2008)

Lunedì 8 settembre si è tenuta nel Rettorato dell’Università degli Studi di Firenze la riunione congiunta dei Senati accademici e dei CdA delle Università toscane in merito al d.l. 112.
Questo è l’intervento che Davide Cristoferi, rappresentante degli Studenti per Lista Aperta in Senato Accademico ha pronunciato durante la riunione congiunta.

In questa assemblea abbiamo sottolineato più volte come il d.l. 112 andasse inevitabilmente a colpire la nostra Università, e ora ribadiamo questo giudizio; al tempo stesso, prendendo atto della situazione difficile e dell’impossibilità di ottenere ulteriori aiuti economici ci sentiamo, a differenza di quello che molti comunque hanno provato a fare in questi mesi, di non chiedere  più soldi ma più prospettive.

Se il governo ci pone di fronte ad una forte volontà di cambiamento, quello che chiediamo è che fin dall’inizio di questa fase di sacrifici ci siano le condizioni perché questo possa realmente avvenire, ovvero: non è possibile sottoporre l’Università a tagli indiscriminati e livellatori senza tener conto degli atenei che hanno settori di eccellenza per la ricerca: è necessario a nostro giudizio che i finanziamenti annuali da parte dello Stato alle Università siano fortemente differenziati fra atenei che producono, raggiungono livelli di eccellenza nella ricerca, come il nostro di Firenze, che è arrivato nono a livello nazionale  e primo fra i grandi atenei nella recente classifica stilata dal Sole 24 Ore, e quegli atenei dove la ricerca è nulla e dove di fatto si offre solo didattica, per giunta spesso di scarso livello qualitativo. Questa differenziazione, esiste già ed è sotto gli occhi di tutti; allora è bene sostenere a nostro giudizio chi veramente dentro l’università rende questa un luogo di lavoro sui quei due livelli, ricerca e didattica, che la definiscono.

Se si introdurranno queste modalità di finanziamento, se si arriverà a stabilire criteri per definire la qualità di didattica e ricerca in Università, allora il merito e l’eccellenza, spesso pronunciate solo nei proclami pubblici, potranno divenire realtà concrete delle nostre università, facendo rinascere un sistema che da tempo chiede di essere cambiato e reso finalmente competitivo a tutti i livelli in Europa e nel mondo.

In questo è però necessario che si apra un reale dialogo fra governo e mondo universitario perché questa riforma non sia subita ma concordata.

Lista Aperta