Nella seduta congiunta di Senato e CdA di venerdì 24 ottobre è stato approvato all’unanimità un documento sullo stato di agitazione dell’Ateneo, in cui gli organi “sostengono le azioni e il dibattito responsabilmente avviati tra studenti e docenti, che garantiscono insieme lo spazio per la discussione e lo svolgimento delle attività didattiche e di ricerca”.
Abbiamo votato a favore di questo documento, perché in esso si tiene conto delle esigenze degli studenti di portare avanti forme di protesta, come più volt abbiamo ricordato, che tengano conto del diritto allo studio di tutti, colpito nelle scorse settimane in molte facoltà del nostro Ateneo dalle occupazioni contro la legge 133. È pieno diritto di ciascuno discutere e criticare qualunque cosa, soprattutto una legge che presenta notevoli problematiche e ripercussioni sull’Università, che anche noi riconosciamo pienamente.
Se è evidente allora che non è in gioco una battaglia di parte ma il destino dell’università stessa colpita dai tagli della legge 133, ancora di più è inaccettabile che minoranze di studenti da settimane occupino edifici dell’Ateneo, impedendo agli studenti di fare lezione e alimentando un clima di contrapposizion ideologica. Questo è il modo migliore per non affrontare i problemi e per non mettere mano ad un disegno riformatore, ora più che mai necessario.
La maggioranza degli studenti, come testimoniano le oltre 1000 firme raccolte in queste settimane in varie facoltà occupate contro la sospensione della didattica, vuole poter continuare a seguire le lezioni, portando avanti modalità di protesta, come è avvenuto in questi giorni nelle assemblee organizzate dai presidi ad Architettura, Scienze Politiche e al Polo di Prato, insieme ai docenti, attraverso quel metodo scientifico che è consono alla realtà universitaria e privo di posizioni strumentali che non partono dalle reali esigenze di noi studenti.
Chiediamo quindi che la mozione approvata possa guidare i Presidi e il Rettore a una soluzione ragionevole e serena, senza alcun ricorso a soluzioni estreme come le occupazioni e forme ancora più radicali come la sospensione della didattica.
In questo momento di caos, occorre salvaguardare il diritto/dovere dei docenti ad onorare il loro impegno didattico e il desiderio degli studenti di seguire i corsi e di studiare.
Richiamiamo all’attenzione di tutti ciò che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto in una lettera a studenti e ricercatori della Sapienza “è indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni”.



