Riportiamo l’intervento del nostro rappresentante in CdF di Ingegneria Marco Fontani all’assemblea dello scorso ottobre in Viale Morgagni
Voglio chiarire innanzitutto che io sono, insieme agli altri rappresentanti di Lista Aperta, contrario alla legge 133: se è vero che l’Università è un grande albero, che magari andava potato, non è col machete che si potano gli alberi. Oggi siamo qui per chiederci come muoversi di fronte a questa situazione. Permettetemi di ricordare l’origine dell’Università. L’Università nacque quando una persona, desiderosa di studiare e approfondire la conoscenza di un aspetto della realtà, incontrò la disponibilità di un’altra persona a farle da maestro. Già da qui si capisce che tutte le forme di protesta che bloccano la didattica sono contrarie alla natura stessa dell’Università! Come ci muoviamo allora? Permettetemi di dare lettura del discorso che un professore ha tenuto alcuni giorni fa iniziando la lezione:
“Colgo l’occasione per dirvi che ci sono state e ci sono un sacco di iniziative di protesta – ci sono sempre iniziative di protesta all’Università – a dire il vero ad ogni governo che si succede vengono date delle mazzate sempre più grosse all’Università pubblica. Io non vi ho mai parlato di questo a lezione perché secondo me il modo migliore per fare è lavorare consapevolmente dimostrando con i fatti che siamo, anzi, che siete persone serie. Quindi si devono rifiutare fortemente queste etichette di “fannulloni” che vengono date sia ai docenti sia agli studenti; a volte sono giustificare ma in molti casi sono fortemente rozze e false. Tuttavia il fatto che siete stati qui ad ascoltare tutti questo monologo in qualche modo impegna chi lavora qui e fa il proprio dovere“.
Io sono pienamente in linea con questo professore. Inoltre, dobbiamo tenere conto dei fatti, di quello che c’è: attualmente è al lavoro un tavolo tecnico tra i rettori degli Atenei toscani e alcuni parlamentari. Nessuno si aspetta la salvezza da questo tavolo, ma è un’occasione da sfruttare, mentre forme di protesta esagerate forniscono un alibi al governo per ritirare questa disponibilità.
Tornando a come muoverci, io riconosco che le occupazioni possono ottenere di riempire qualche pagina dei giornali. Ma se l’opinione pubblica non ha a cuore l’Università, non è riempiendo i giornali che cambieremo questo: se una pagina non mi interessa semplicemente la sfoglio! Invece io, in linea col professore che ho citato, vi propongo di continuare a lavorare, studiamo, e sfruttiamo le lezioni per parlare coi nostri compagni di corso, richiamiamoli all’origine dell’Università, soprattutto quelli che non si interessano della situazione. Lista Aperta non ha il problema di arginare la protesta: ma se ci sarà un’occupazione è importante che sia permessa la didattica per chi vuole, altrimenti tarperemmo proprio il desiderio da cui nasce l’Università.
Lista Aperta



