Nei prossimi giorni l’Università sarà chiamata a scegliere il Rettore per i prossimi quattro anni e parteciperanno al voto anche gli studenti presenti nei consigli di facoltà. Il momento che l’Università è chiamata a vivere ora dopo quanto accaduto nello scorso autunno è quindi decisivo e in gioco non vi è la battaglia di una parte o fra candidati, ma il destino stesso dell’Ateneo fiorentino, con i problemi e le eccellenze che lo caratterizzano.
Da studenti e da uomini che hanno deciso di investire anni e soldi per andare a fondo del desiderio di conoscenza che li costituisce, scegliendo proprio l’Università di Firenze perché tale desiderio potesse essere educato, chiediamo ai candidati a Rettore, prima che un programma o delle soluzioni vincenti, una sola responsabilità: quella di ripartire da un giudizio in merito all’Università stessa, perché solo sulla base di questo si può costruire e ricostruire meglio quanto c’è attualmente e che potremmo perdere.
Lo scorso autunno abbiamo detto che la crisi che caratterizza l’Università italiana e l’Ateneo fiorentino non è dovuta solo ai mancati finanziamenti di vari governi, ma soprattutto ad una perdita dello scopo per cui questa realtà è nata, come anche l’opinione pubblica e il mondo universitario stesso hanno riconosciuto più volte.
Benedetto XVI ha sottolineato nel suo mancato intervento a La Sapienza come “la vera, intima origine dell’Università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità.”
Solo riconoscendo e servendo questo desiderio, da parte della comunità accademica e non solo di colui che ne sarà eletto a capo, sarà possibile affrontare i problemi di bilancio, gli effetti della legge 133, la didattica e la ricerca da riorganizzare e sostenere, i servizi agli studenti da migliorare.
A questa responsabilità siamo chiamati tutti, dal Rettore alla matricola, nel voto come nel lavoro scientifico di ogni giorno.
Lista Aperta
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