Ateneo

Discorso sullo stato dell’Università pubblica

Consiglio Comunale aperto, 4 novembre 2008, Salone de’ Dugento

Riportiamo l’ìntervento del nostro rappresentante in Senato Accademico Davide Cristoferi nel Consiglio Comunale di Firenze sullo stato dell’Università pubblica.

Ringrazio innanzitutto per la possibilità offerta a noi studenti di intervenire a questa seduta consiliare sull’Università, segno dell’attenzione che il comune di Firenze ha per il nostro Ateneo e per chi su di esso ha scommesso e scommette tanto per le possibilità che offre ancora oggi.
Nel mio intervento vorrei richiamare fin dal principio il motivo per cui noi studenti ci siamo iscritti all’università, ovvero la ricerca della verità, il desiderio di sostenere, accrescere e soddisfare quella brama di conoscenza che l’uomo ha verso tutto ciò che lo circonda. L’Università è nata nel medioevo per questo, dall’incontro fra un uomo desideroso di imparare ed un altro, un maestro, disposto da insegnargli. Secondo noi questo è il criterio decisivo per giudicare tutto quanto sta accadendo e cosa è meglio fare davanti alle problematiche che sono nate. Solo ripartendo da un giudizio di merito sull’Università stessa è possibile infatti uscire dalla crisi che la caratterizza e che non è solo dovuta ai mancati finanziamenti di vari governi, ma soprattutto da una perdita dello scopo per cui essa stessa è nata, come anche l’opinione pubblica e il mondo universitario stesso hanno riconosciuto più volte.
Quindi prima di parlare dei tagli, è bene comprendere come la situazione richieda da tutti un senso di responsabilità nel ruolo che ognuno ha nella società e nel mondo universitario, facendo proprio quel metodo scientifico che è consono alla realtà universitaria e che è privo di posizioni strumentali che non partono dalle reali esigenze di noi studenti.
Sui provvedimenti del governo, ormai a parte la finanziaria, già approvati vorrei solo fare qualche nota.
•    Il blocco del turn-over al 20% non costituisce un taglio in termini contabili, ma un taglio di risorse umane. Si impone così un “divieto d’accesso” alla carriera universitaria a tanti giovani che oggi, a vario titolo, e con non pochi sacrifici, coltivano la passione per la ricerca e l’insegnamento.
•    A questa misura deve aggiungersi, per quanto riguarda il personale docente, il differimento una tantum degli scatti stipendiali del 2009 che verranno recuperati nel 2010 e graveranno sul FFO delle Università, continuando un usanza che da diversi anni contribuisce a aggravare i bilanci del nostro ateneo.
•    Infine i tagli all’FFO derivanti dal ddl finanziaria 2009 sono gravi, circa 731 milioni nel 2010 e di 863 milioni nel 2011, ma indicativi, in quanto affinché siano effettivi, occorrerà che questi vengano riportati, nella misura oggi prevista, nella finanziaria degli anni successivi. Per il 2009 inoltre non sono previsti tagli. C’è dunque un anno di tempo per evitare il tracollo. Intanto però incidono pesantemente sul 2009 i tagli previsti dal ddl finanziaria al diritto allo studio (per intenderci le borse di studio agli studenti). Rispetto al 2008 la misura del taglio è di circa il 26% (la voce DSU è ridotta dai circa 152 milioni del 2008 ai circa 112 milioni del 2009). Altrettanto pesanti sono i tagli per gli alloggi e le residenze per gli studenti. E’ evidente che lo scopo di questi provvedimenti non ha nulla a che vedere con la lotta agli sprechi, ma è solo quello di racimolare denaro per lo Stato.

La situazione (attuale e futura) è quindi sostanzialmente grave. Ma lo è tanto più per l’assenza sino ad ora di un disegno, se non un “bozzetto” di riforme complessive per il sistema universitario. Questo da anni è stato chiesto da più parti ed è a nostro giudizio assolutamente necessario, ma a parte la “dieta” forzata e generalizzata per tutti gli atenei, non sono state ancora espresse le idee del Governo sull’Università;

Auspichiamo allora che si possa invece arrivare a un momento di confronto e lavoro fra governo e modo universitario, per il quale è richiesta la disponibilità di tutti. In questa ottica facciamo presenti alcune proposte, i primissimi passi per un rilancio del sistema.

1. Rimangano pure le misure finanziarie per il 2009, ma si ripensi al 2010, lasciando libertà nella gestione del turn-over agli Atenei che hanno spese di personale inferiori al 90% del FFO e concordando invece specifici piani di rientro con gli Atenei con spese di personale superiori.
Si garantisca l’effettiva applicazione delle regole sulla sana gestione dei bilanci.

2. Si provveda rapidamente a dare applicazione a nuove norme in materia di reclutamento dei professori universitari. La vecchia legge Moratti e il Decreto legislativo che vi ha dato in parte attuazione, contengono un’idea praticabile e, sebbene perfettibili, sanciscono il ritorno a concorsi con idoneità nazionale da svolgersi a cadenze regolari. Anche qui, tuttavia, occorre far sì che la messa a bando dei posti non sia condizionata solo da esigenze di cassa, ma anche dalle prospettive di sviluppo, in rapporto alle condizioni di salute di ciascun ateneo. Altrimenti siamo punto e a capo.

3. Si proceda positivamente a una selezione delle eccellenze, nel più breve tempo possibile, dando avvio ad un adeguato sistema di valutazione per il finanziamento degli Atenei.,secondo i parametri stabiliti (relativamente a qualità della ricerca, impatto sul territorio, capacità di formare, ecc.). Si tratterebbe di un segnale molto forte in una direzione di sviluppo, che spingerebbe ad una salutare concorrenza le università.

4. Si provveda a una revisione della distribuzione dell’offerta formativa, razionalizzando anche il numero delle sedi universitarie a livello regionale o di macro-aree, attraverso il coordinamento tra gli atenei in un’ottica di complementarietà. Quando si pota un albero è per farlo crescere, non per farlo morire.

5. Il nostro sistema di Diritto allo Studio, come più volte richiamato dallo scrivente Organo, avrebbe bisogno di essere migliorato, non solo attraverso l’erogazione di maggiori fondi (che assicurino ai capaci e meritevoli sebbene privi di mezzi l’accesso ai gradi più alti degli studi, come da articolo 34 della Costituzione), ma anche attraverso una revisione delle norme in materia: l’obsoleta legge quadro 390/91, precedente alla riforma del titolo V della Costituzione, ed il DPCM, oramai scaduto da 8 anni, che sancisce i criteri per l’assegnazione dei benefici economici.

Quando un Paese attraversa un periodo di crisi, come ora, l’investimento in istruzione è l’unica cosa sensata da fare perché il ciclone, nel passare, non distrugga tutto. Un Paese sta in piedi solo nella misura in cui è capace di investire nell’educazione dei propri giovani.
Su questo, e concludo, vorrei sottolineare come questa esigenza, riconosciuta dalla maggioranza degli studenti nel bisogno di far lezione soprattutto in questo momento di crisi, sia stata tradita da alcune minoranze di studenti, che hanno occupato alcuni edifici dell’Ateneo nelle scorse settimane, impedendovi di far lezione e decidendo quel che era possibile o non possibile fare in una università pubblica, cioè di tutti e per tutti
Questo, unito al fatto di un rinvio delle lezioni, per non chiamarlo blocco, da parte di due facoltà, è inaccettabile perché paradossalmente intendendo difendere il sistema pubblico attraverso un’interruzione di pubblico servizio, lede i diritti degli studenti e alimenta un clima di contrapposizione che è il peggiore per risolvere i problemi urgenti che oggi abbiamo di fronte.
A questo senso di responsabilità ha richiamato tutti anche il Presidente della repubblica, che in un a lettera ai ricercatori e studenti della sapienza ha detto “è indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni”.
Solo con uomini disposti a questo lavoro l’Università potrà rinascere e diventare un istituzione educativa decisiva per tutti.

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